Didattica e futuro: il Wired Next Fest 2019 in 5 hashtag

Come rinnovare la didattica? La mia esperienza al WNF19 di Firenze, riassunta in 5 hashtag: #FormazioneContinua #EducazioneaiMedia #FattoreUmano #DidatticaInnovativa #RoboticaEducativa

 

Quest’anno, al Wired Next Fest 2019, svoltosi a Firenze dal 27 al 29 settembre, sono andata a caccia di spunti per rinnovare la didattica. Il festival è celebre per raccontare l’innovazione nella tecnologia, nella società, nella scienza e nel business. 

La velocità con cui si susseguono invenzioni tecnologiche e il fatto di non riuscire a prevedere quali applicazioni avranno successo sul mercato, può generare curiosità ma anche incertezze.

Cercherò di riassumere in soli 5 hashtag i suggerimenti che ho raccolto dalle conferenze e dai laboratori che ho seguito, quindi senza alcuna pretesa esaustiva:

#FormazioneContinua

All’apertura dell’evento, Federico Ferrazza (direttore di Wired Italia) ha sottolineato come lo stile di vita odierno e la rapida obsolescenza delle  innovazioni che ci circondano, ha reso necessario una formazione continua, ossia un aggiornamento costante nell’arco della vita.
Trovo che il WNF sia un’occasione – gratuita e democratica – per informarsi, aggiornarsi e prendere consapevolezza del nuovo mondo che stiamo delineando.

#EducazioneaiMedia

Come educare le nuove generazioni alle tecnologie? Domenico Barrilà (psicoterapeuta e analista adleriano) sostiene che, essendo completamente mutato il nostro stile di vita rispetto al passato, il problema sta nel come perseguiamo i nostri obiettivi. Ad esempio, ormai intendiamo il “contatto” non più come “presenza fisica” ma come “presenza in agenda”. L’essere umano è solito piegare la realtà alle sue attese e con la smaterializzazione dell’ambiente in cui vive oggi, questo viene accentuato.
Quindi, il ruolo del genitore odierno è tenere viva, nel figlio, la nostalgia della realtà. Perchè, in fondo, l’essere umano desidera solo due cose: “essere chiamato per nome e contare qualcosa per qualcuno”. L’educazione non è più unidirezionale (da genitore a figlio) ma anche bidirezionale (da figlio a genitore). 

#FattoreUmano

Massimo Canducci (Engineering) spiega che il futuro parte da noi, non dalle macchine e che il vero innovatore è colui che ha la “passione” per ciò che fa, si chiede “perchè” lo fa e ne valuta la ricaduta sul mondo, lavorando “insieme” agli altri e alle macchine.
Quindi, non mettiamo mai le tecnologie davanti alle persone! È il monito lanciato dal palco da Federico Ferrazza, aggiungendo che, la capacità di creare e interpretare è, e sarà, quel “fattore umano” decisivo nell’innovazione. Per questo, al fattore umano è dedicato sia il festival sia il numero 90 di Wired attualmente in edicola.

#DidatticaInnovativa

Durante il laboratorio partecipativo di future storytelling a cura di We Generation, H-FARM e Wired ho avuto modo di chiedere a Gian Luca Comandini (imprenditore ed esperto di blockchain) “come rinnovare la didattica”. Egli ritiene che non sia credibile colmare il gap tra le generazioni, data l’accelerazione continua dell’innovazione. Pertanto, la scuola e gli insegnanti, dovrebbero sforzarsi di intuire cosa potrà essere innovativo tra vent’anni sviluppando negli allievi le abilità necessarie per applicare le innovazioni in campi nuovi: per esempio, insegnando il coding fin dalle elementari, insieme alla matematica e alla filosofia.
Quando alcuni liceali gli hanno domandato “quali consigli darebbe alle nuove generazioni“, Comandini ha risposto di non sottovalutare i percorsi tradizionali di studio ma, nel frattempo, coltivare le proprie passioni. Il segreto sta nell’andare sempre alla scoperta di nuovi mondi e cercare dei mercati da aggredire che permettano di sviluppare tali inclinazioni. Perché dovranno essere loro a creare nuove occasioni e nuovi lavori, a guardare al futuro, a non fermarsi al passato e a migliorare il nostro Paese.

#RoboticaEducativa

Allo stand della MadLab 2.0, la start up di Genova nata nel 2017 in partnership con Scuola di Robotica , ho chiesto, invece, “perché e come usare i robot nella didattica“. Mi hanno risposto che i robot umanoidi Pepper, Nao oppure EV3 Lego sono utili non solo per spiegare la programmazione a blocchi ma per imparare a ragionare, capire la natura, dal momento che sono progettati ispirandosi ad essa e, dunque, sperimentare il mondo. Inoltre, stimolano la creatività e la capacità di lavorare in gruppo.
È possibile contattare l’azienda per richiedere che degli esperti vengano a scuola (dalle elementari alle superiori) per predisporre attività di laboratorio con i robot. Oppure, è possibile organizzare esperienze di alternanza scuola-lavoro o partecipare a bandi e progetti.
Con l’aiuto di questi robot, gli insegnanti non avranno difficoltà a calamitare l’attenzione dei loro allievi. Sono davvero affascinanti!  Inoltre, sono anche di aiuto per l’interazione con bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico. 

E per quanti si chiedono se “possiamo fidarci dell’intelligenza artificiale” e come dovremo rapportarci con i robot, ricordo che Francesca Rossi (scienziata, global leader di IBM) – anche lei ospite del WNF19 e di cui mi sono già occupata in un precedente post – fa parte di un gruppo di esperti nominati dalla Commissione Europea per delineare le “Ethics Guidelines for Trustworthy AI” (2019).

Pepper_robot
Pepper, il robot umanoide della Softbank Robotics

Per concludere, non dimentichiamo il passato o non avremo le fondamenta per costruire il futuro! Innovazione e tradizione possono andare a braccetto ed è anche per questo che la cornice di Firenze, culla del Rinascimento, bene si adatta a questo festival.
Ringrazio Tito Stagno (giornalista e telecronista) per l’autografo sulle quattro foto che la mia mamma scattò al televisore, quella notte di 50 anni fa (il 20 luglio 1969), quando l’uomo “toccò” per la prima volta il suolo lunare. Quante volte le ho sentito ricordare quegli storici momenti commentati in diretta televisiva da lui e Ruggero Orlando!
A tutti coloro che ritengono l’impresa solo una bufala, Tito Stagno ha ricordato che, mentre Neil Armstrong e Buzz Aldrin passeggiavano sul nostro satellite, una sonda russa sorvolava quel cielo accertandosi di quanto stava accadendo e dimostrando che era tutto vero.

Tito Stagno - Luna 50esimo
50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna: l’autografo di Tito Stagno sulle foto scattate quella notte da mia mamma al televisore.

Laura Pederzoli
(Foto © Laura Pederzoli)

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