Un chatbot per Depero

Depero al Lu.C.C.A

Al Lucca Center of Contemporary Art puoi visitare la mostra su Depero accompagnato da un chatbot sul tuo smartphone.

 

Ho appena visitato la mostra su “Fortunato Depero. Dal sogno futurista al segno pubblicitario” organizzata dal Lu.C.C.A (Lucca Center of Contemporary Art) e in biglietteria mi hanno messa in contatto con un chatbot, tramite il mio smartphone, che mi ha accompagnata durante tutta la visita. E’ bastato inquadrare un QR code (ma ci si può arrivare anche tramite browser) per aprire il mio account Messenger (di Facebook) e avere il benvenuto dal chatbot.

Dopo una breve presentazione, in cui il chatbot si è definito un software programmato per dare informazioni sulla mostra, anche chi non ha dimestichezza con la tecnologia capisce di non avere a che fare con una persona in carne ed ossa. In pratica, si usa il proprio smartphone per chattare con una forma di intelligenza artificiale.

Per quanti storcono il naso sull’utilità di una nuova tecnologia durante la visita di una mostra, posso dire che il chatbot, programmato in questa occasione, si è dimostrato un accompagnatore discreto che consente al visitatore una totale libertà di movimento e che interviene, solo se interpellato all’occorrenza, per soddisfare la sua curiosità.  Pertanto, è da considerare come un valore aggiunto e non come una tecnologia invasiva o inutile.

Ad esempio, quando si desiderano informazioni su un’opera (opzione “percorso libero”) basta scrivere nella chat il codice presente nella didascalia – un po’ come si fa con le audioguide – per ottenere, però, spiegazioni testuali e anche immagini. All’inizio del percorso, c’è un breve tutorial in cui lo stesso chatbot spiega, in poche righe, come fare.

Un esempio di conversazione? Eccola: “Sapevi prima di visitare la mostra, che l’iconica bottiglietta del Bitter Campari era stata disegnata da Depero?” Se rispondi “no” il chatbot ti spiega che l’artista si è ispirato ad un calice rovesciato.

Chiedendo, invece, informazioni sulla pagina del menabò originale per il libro pubblicitario “Numero Unico Futurista Campari 1931”, non solo riproduce l’immagine e fornisce altre informazioni – come le misure, la tecnica (a china e china diluita) e la collocazione dell’opera – ma ti chiede anche se conosci quali siano gli ingredienti che rendono così unico il Bitter Campari. Una domanda a trabocchetto perché, come viene poi spiegato, la ricetta è segreta!

E’ possibile usare il chatbot anche per giocare, affrontando, per ogni sala, una serie di sfide (opzione “gioca”). Naturalmente, ad ogni risposta esatta, si accumula un punteggio. I giochi proposti consistono, ad esempio, nel cercare qualcosa all’interno di un’opera, oppure nello scrivere slogan pubblicitari o nel pensare se ti viene in mente un brand che ha associato la sua immagine ad un artista specifico. Insomma, una opzione utile per incuriosire le nuove generazioni, insegnare loro ad osservare le opere e a collegarle non solo al loro contesto storico ma anche alla nostra contemporaneità.

Ovviamente è possibile chiedere al chatbot anche semplicemente informazioni su biglietti, mappe e sul centro che ospita la mostra (opzione “info”).

Insomma, dialogare con un chatbot durante una visita è un modo non invasivo per ottenere informazioni personalizzate da approfondire solo se si è interessati.

Laura Pederzoli
(Img. © Lu.C.C.A)